Il Ddl 1660 – Repressione è civiltà!

“Il popolo è minorenne, la città è malata. Ad altri spetta il compito di curare e di educare; a noi, il dovere di reprimere! La repressione è il nostro vaccino! Repressione è civiltà!”

Con queste parole si chiude il celebre monologo di Gian Maria Volonté nel film Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, E. Petri, 1970. Per quanto figlia del suo tempo, questa pellicola sembra non aver perso ancora significato, in parte per la mentalità carabinieresca che ha sempre permeato le nostre istituzioni, in parte per i nuovi spauracchi securitari con cui le borghesie dall’Europa all’America hanno cercato di far presa sui proletari e sulle classi medie.

Per quanto una comprensione astorica della repressione borghese sia possibile, crediamo che il disegno di legge 1660, passato al Senato lo scorso settembre e in dirittura d’arrivo alla Camera dei deputati, sia da ascrivere ad una grave preoccupazione del padronato italiano rispetto all’acuirsi della lotta di classe nel nostro paese ora e nel futuro prossimo. Non mancano alcune misure prettamente punitive e propagandistiche, come la stretta sulla “cannabis light”, che a molte anime pie e cattoliche fa perdere il sonno la notte, o la possibilità per i giudici di mandare di proprio arbitrio in galera donne incinte o con bambino minore di tre anni, chiaramente ideato contro le donne romani e sinti per appagare le tendenze razziste di una parte della popolazione, o ancora il divieto crudele e persecutorio di acquisire una scheda sim per chi sprovvisto di permesso di soggiorno.

Ma tra le numerose leggi contenute spiccano quelle che sono volte a potenziare significativamente l’apparato repressivo dello Stato, con leggi che istituiscono nuovi reati o aggravano le pene per quelli già esistenti, con criteri profondamente illiberali persino per istituzioni borghesi intergovernative come l’OSCE. Ce lo chiede Pantalone, spaventato dal successo dei picchetti dei Cobas nel settore della logistica, che Piantedosi ha verbalmente confermato essere stato tra le motivazioni principali, assieme ai gesti di alcuni giovani ambientalisti. Il blocco delle strade e della stazioni (come avvenne dimostrativamente a Bologna lo scorso maggio) diventa un atto da reprimere violentemente, proprio perché efficace, almeno nel caso della logistica, dando la possibilità, in fin dei conti, di vietare manifestazioni con qualcosa di più delle minacce, come quella “non autorizzata” di sabato 5 ottobre a Roma. In tale occasione si è potuto constatare quale dispendio di uomini e di carta il governo è disposto a mettere in campo davanti a tutte le forze che si oppongono ai suoi progetti antisociali, contro i lavoratori, imperialistici, alla sua complicità genocida. Decine e decine di fogli di via, DASPO urbani, perquisizioni e controllo dei documenti ai caselli e nelle stazioni, tutte pratiche che il ddl 1660 promette di inasprire con una nuova cornice legale.

Esordisce il reato di manifestazione contro le grandi opere, leggasi “sperperi”, possibilità per le FFOO di sgombero immediato delle abitazioni occupate, aggravanti per il reato già potenzialmente fumoso di “resistenza a pubblico ufficiale”. Per quanto riguarda le forze dell’ordine nell’esercizio delle loro funzioni (repressive) e al di fuori: permesso di portare armi da fuoco in privato, senza licenza, pene aggravate per lesioni lievi o lievissime. I nostri angeli in divisa, si sa, sono di fragile costituzione, e forse è per questo che il governo appena insediato aveva accordato loro aumenti di stipendio che altri pubblici ufficiali invece non hanno visto.

Non pago, il governo Dio patria e fanghiglia di Giorgia Meloni ha sentito il bisogno di perseguire violemente le proteste carcerarie, in un paese dove l’idea di pena rieducativa e non punitiva non ha mai attecchito, se in piccole cerchie di attivisti e parenti informati sui fatti, dove il sovraffollamento delle carceri ha raggiunto livelli intollerabili e le notizie di torture e violenze da parte della polizia penitenziaria sono all’ordine del giorno. Lo stesso vale per i CPR, dove le condizioni detentive causano suicidi quotidiani, vero e proprio fiore all’occhiello di un paese che, da Minniti con la Libia fino a Meloni con l’Albania, da molto tempo sembra dilettarsi nella costruzione di lager.

È necessario opporsi all’istituzione di uno stato di polizia, ma anche capire come questo insieme di leggi non ha natura solamente propagandistica, considerato l’elettorato delle destre, ma risponde all’esigenza di fare fronte al movimento internazionale che si è sollevato contro il genocidio che si sta compiendo in Palestina (la rivista medica The Lancet ha stimato che le vittime palestinesi potrebbero già aggirarsi intorno a 186.000, considerate non solo le azioni di guerra, ma la distruzione delle infrastrutture mediche, il blocco degli aiuti alimentari ecc.); e fare fronte alle agitazioni sociali che i tagli selvaggi allo stato sociale produrranno in tutta Europa, nell’ottica del riarmo e della crisi economica mai superata, come si è già visto in Francia con la riforma delle pensioni. Un conflitto in Medio Oriente, sempre più probabile, non potrà che aggravare la situazione, anche con il pericolo di un rincaro ulteriore delle risorse energetiche.
Sotto un manto di silenzio e apparente normalità che i giornali ci propinano, sono in moto forze immense. È necessario prepararsi alla lotta.

Tupac Di Silvestro