Quando nella prima metà dell’anno Macron e Starmer hanno concesso un’apertura verbale al riconoscimento dello Stato di Palestina, la “società civile” di tutta Europa, data da giornalisti, intellettuali e uomini dello spettacolo, ha colto al balzo l’occasione offerta dalle loro dichiarazioni per denunciare il massacro sotto i nostri occhi, in modo tardivo e ipocrita. Ma il tentativo delle borghesie europee e dei loro menestrelli di abbonire il malcontento di massa e l’indignazione davanti ad un genocidio, ora chiamato col suo vero nome, è stata una scommessa contro il tempo.
Forti di un consenso diffuso, delle azioni ampiamente visibili e sostenute della Global Sumud Flotilla, la mobilitazione ha accumulato rabbia e indignazione in un certo momento, covando inespressa per tutto il 2024, ed è ripresa significativamente nella giornata di lunedì, in ben 75 città. Lo sciopero indetto dai sindacati di base ha sofferto della manomissione da parte del principale sindacato italiano, la CGIL, che con i suoi soliti giochetti ha proclamato quattro ore di sciopero il venerdì precedente, riducendo significativamente la portata dello sciopero. Ma non sono mancati settori della sua base che hanno denunciato il sabotaggio e che in futuro potrebbero prendere iniziativa in forma autonoma. D’altra parte, l’adesione allo sciopero dei sindacati di base risulta limitata e non è legittimo dire che il paese sia stato bloccato, con buona parte dei servizi pubblici rimasta in funzione e un piccolo seguito nel settore privato.
Quello che abbiamo trovato nei cortei, nonostante la pioggia, è un numero notevole-importante di studenti e di insegnanti come non se ne vedevano dai primi mesi dopo l’invasione della striscia di Gaza, segno che gli elementi più coscienti stanno prendendo l’iniziativa di fronte all’aggravarsi della crisi su tutti i fronti: l’avvicinarsi di un conflitto diretto tra Nato e Russia, la lenta morte per fame di due milioni di gazawi, la guerra del capitale contro il lavoro. Le manifestazioni hanno visto una partecipazione di massa con centinaia di migliaia di persone nelle piazze di tutta Italia, insieme alla radicalità e alla determinazione della gioventù di non rendere la giornata dello sciopero una giornata rituale, bensì una giornata di blocco delle strade e delle ferrovie difendendo i picchetti dalla repressione poliziesca. Il combinato disposto di questi due fattori, partecipazione massiva e radicalità, rappresentano un segnale di possibile radicalizzazione della lotta di classe nelle università ora, nell’immediato, e in un tempo successivo di un possibile contagio nei posti di lavoro di questo spirito combattivo contro il genocidio e contro il capitalismo che lo produce. Queste potenzialità necessitano però di un partito capace di organizzare la gioventù e di trasformarla in un fattore rivoluzionario, evitando che le energie dei giovani si disperdano o vengano ingabbiate da forze politiche subalterne al capitale (movimentismo, sinistra studentesca legata alla CGIL).
La capacità di includere ampie masse della classe lavoratrice è ancora limitata, a causa della poca influenza della sinistra nei sindacati, ma l’inclusione dei portuali e della logistica specificamente nella lotta contro la complicità al genocidio del nostro paese, col blocco di armi ed esplosivi, può essere la premessa per lo scoppio di una più grande ed efficiente conflittualità. La protesta del 22 settembre avrà sicuramente un seguito, e il suo accrescersi dipende dalla capacità organizzativa degli studenti, lavoratori e simpatizzanti dimostreranno nelle prossime settimane.
I giornali e i partiti del padronato dimostrano di capire la minaccia e si sforzano di esagerare i danni fatti da alcuni settori del corteo a Milano, quando in tutto il paese l’occupazione di strade, ferrovie e stazioni ha riscontrato la simpatia della popolazione. Alcune cariche e il ricorso agli idranti sulle folle lasciano presumere che anche il governo filo-sionista sia pronto ad un’escalation repressiva, benché questo turberebbe lo stato di torpore e di quieto vivere che contraddistingue il non-governo Meloni e darebbe occasione alle opposizioni (ugualmente sioniste) di capitalizzare sulle mobilitazioni. Come al solito, Meloni potrebbe limitarsi a mostrare i denti e intrappolare le opposizioni in qualche vuota polemica. Le nostre energie si concentreranno nel far sì che nelle università ci siano assemblee studentesche ed occupazioni contro il genocidio.
Foto di rainews.it
Tupac Di Silvestro