Chi siamo

Queste parole preliminari ci sembrano doverose verso i lavoratori e i compagni che leggeranno la seguente rivista, non solo e non tanto per darne una breve presentazione e un breve riepilogo dei suoi articoli, bensì poiché attorno a questa rivista nasce e si fonda un progetto politico che si deve guadagnare il diritto di essere tale, che deve giustificare la propria esistenza. La tendenza settaria di creare nuove organizzazioni che porta alla proliferazione di gruppuscoli rappresenta un ostacolo alla crescita della sinistra rivoluzionaria e alla forza ed organizzazione del movimento operaio, perciò pensiamo che la creazione di una nuova rivista e di una nuova organizzazione politica debba rispondere ad esigenze oggettive del movimento operaio. Per fare ciò deve essere figlia di un dibattito e di una tradizione politica del movimento operaio, e non frutto solamente di fantasie o speculazioni soggettive.

I compagni che promuovono questa rivista provengono dalle file del Partito Comunista dei Lavoratori (alcuni in realtà sono giovani studenti che si sono uniti in un secondo momento al nucleo fuoriuscito dal PCL). La rottura con quel partito avveniva in un contesto di crisi dell’organizzazione, la riflessione su quale fosse la risposta necessaria per superare la crisi ha fatto emergere varie tendenze e frazioni che presto o tardi sono arrivate alla rottura col PCL. Nel corso di questo processo abbiamo vissuto la crisi definitiva del partito che aveva rappresentato l’alternativa rivoluzionaria al parlamentarismo e al ministerialismo di Rifondazione Comunista e il resto della sinistra italiana. Questa crisi oltre ad aver visto la perdita di gran parte delle forze militanti, in particolar modo delle forze fresche della gioventù, trasformando il PCL in una organizzazione morente, ha visto inoltre la morte definitiva di ogni spirito rivoluzionario del PCL con il suo sostegno all’Ucraina di Zelensky e quindi, oggettivamente, alla NATO che utilizza i proletari ucraini come carne da cannone per sconfiggere la Russia putiniana. La sinistra che abbandona i principi dell’indipendenza di classe dei lavoratori nei confronti dell’imperialismo occidentale o nei confronti dei regimi burocratico-capitalisti (Russia, Cina) non ha alcun futuro come sinistra rivoluzionaria. La storia del PCL è una storia di progressivo codismo e adattamento  alla sinistra opportunista (PRC), alla burocrazia sindacale (CGIL) e alla borghesia per via dell’elettoralismo e del sostegno alla “resistenza ucraina”.

Questo sviluppo concreto – la “morte” del PCL e la proliferazione di gruppi originatesi da esso – ci ha portato ad una prima problematica da affrontare: come ricostruire in Italia un partito che lotti contro il capitalismo sulle basi dell’esperienza storica della Quarta Internazionale, sulla base del programma di transizione. Al contempo altre tendenze della sinistra di classe si propongo di costruire un partito “comunista” indipendente dalle burocrazie sindacali e dal centrosinistra liberale e (fondamentale) promuovono la lotta di settori operai e di settori di gioventù contro la guerra imperialista in Ucraina (e in Palestina).

Questa rivista nasce con l’intenzione di superare questa crisi e questa frammentazione e quindi riunificare le forze operaie e socialiste. L’unificazione però deve avvenire sulla base di una condivisione programmatica e strategica rispetto a come costruire un partito rivoluzionario. Il ruolo della rivista consiste esattamente nel favorire una discussione programmatica e nell’avvicinare i migliori militanti ad una strategia rivoluzionaria. Per questo gli articoli della rivista toccano e toccheranno sempre questioni strategiche che impediscono al movimento operaio e alla sinistra socialista di essere all’altezza della situazione  oggettiva. In questo numero contribuiremo attraverso l’analisi di alcune questioni fondamentali per il movimento operaio e avanzando delle proposte politiche concrete per superare tali problematiche. Nell’editoriale analizzeremo l’instabilità politica ed economica del governo e della borghesia italiana, così da evitare analisi impressioniste e disfattiste rispetto “all’avanzata delle destre”, collegandola alla comprensione della crisi della sinistra italiana e le influenze che questa ha avuto sulla lotta di classe che è il vero motore della crescita della Meloni e dei vari partiti “sovranisti”; formulando già nell’editoriale delle proposte politiche per affrontare la crisi della sinistra e il governo “sovranista”. Negli articoli successivi, sull’Autonomia e sul sindacalismo combattivo, entreremo più nel dettaglio per quanto riguarda ciò che rappresentano degli ostacoli soggettivi seri alla formazione in Italia di una avanguardia giovanile ed operaia rivoluzionaria forte, cioè con una influenza degna di nota in settori di massa come è presente in altri paesi (Francia, Argentina per esempio) e come necessita il movimento operaio italiano se vuole uscire dal torpore di quindici anni di profondo reflusso politico. L’Autonomia è un peso morto sulla gioventù ed impedisce la sua partecipazione rivoluzionaria e combattiva nella lotta di classe; mentre il cosiddetto “sindacalismo di base” e le opposizioni all’interno alla CGIL, vuoi per settarismo, vuoi per opportunismo, salvo rare eccezioni hanno un ruolo testimoniale e non riescono a far sì che la diffusa presenza di delegati e militanti combattivi, che pur non sono pochi nei posti di lavoro, abbiano una presa sulla base dei lavoratori.

Gli ultimi due articoli esulano dalle specificità della situazione politica in Italia e della sinistra italiana. Il primo propone un bilancio della restaurazione capitalistica dopo il Crollo del Muro, poiché non è possibile lottare seriamente contro la società capitalistica e il suo sfruttamento del proletariato, rimuovendo un’analisi critica di come in paesi in cui era stato espropriato il capitale esso sia stato restaurato per mano di quella burocrazia che si rivendicava “comunista”. L’Ottobre, la sua crisi e il suo tradimento sono esperienze ricche di insegnamenti per le nuove generazioni di rivoluzionari. Non a caso le “Lezioni dell’Ottobre”, a partire dalle misure tattiche e strategiche dei bolscevichi e dalla rivendicazione della rivoluzione socialista, vennero consolidate dall’elaborazione programmatica della Quarta Internazionale nel “Programma di Transizione” (1938).

Il secondo invece mostra la natura imperialista della guerra in Ucraina, e perché la sinistra operaia e socialista debba lottare per la fraternizzazione internazionalista tra il proletariato ucraino e russo e quindi combattere contro la NATO e il governo fantoccio di Zelensky e contro l’invasione dell’esercito della Russia putiniana. Questi due articoli sono intimamente connessi e rappresentano il punto di partenza per la costruzione di un partito rivoluzionario in Italia, che non può essere che parte di un movimento internazionale per la ricostruzione di un partito operaio e socialista. Come si vedrà nel corso degli articoli di questa rivista, e magari tramite una riflessione più specifica in un prossimo numero, questa prospettiva non può essere che quella della Quarta Internazionale che ha rappresentato l’unica alternativa alla degenerazione stalinista dell’URSS e dell’Internazionale Comunista, che poi hanno portato al processo di restaurazione capitalistica combattuto dal trotskismo in nome dell’attualità della rivoluzione socialista mondiale.

Da questa riflessione si potrebbe credere che lo scopo della rivista consista fondamentalmente nel contribuire in un dibattito tra correnti e gruppi della sinistra di classe. Nulla di più erroneo. La discussione aperta e franca con le organizzazioni sinceramente rivoluzionarie rimane in ogni modo subordinata alla propaganda e alla agitazione rivoluzionaria. Qualora ciò non avvenisse si cadrebbe nel discussionismo tra militanti piccolo borghesi che spaccano il capello in quattro in ogni dibattito, mentre il nostro obbiettivo è avvicinare nuove forze militanti al marxismo rivoluzionario e alla lotta di classe e, a partire da ciò, raggrupparsi con le organizzazioni che condividono questa prospettiva politica.

Quindi, a mo’ di conclusione, questa rivista si rivolge ad una nuova generazione operaia e di intellettuali che intende lottare contro “l’agonia del capitalismo”, la sua guerra e il suo sfruttamento.

Per questo promuove tra i quadri operai, i delegati combattivi, i principi del marxismo rivoluzionario ed una analisi che possa favorire le lotte concrete contro il padronato e la burocrazia sindacale. E contemporaneamente promuove una battaglia culturale, ideologica e politica per far sì che le migliori forze intellettuali, soprattutto tra i giovani universitari, aderiscano alla causa del movimento operaio e partecipino alla sua lotta contribuendo alla sua organizzazione politica.

Nella misura in cui realizzeremo effettivamente questi compiti allora la creazione di questa rivista sarà giustificata.

Potere Operaio

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